Oreno (MB)
Oreno è una frazione del comune di Vimercate (MB), la sua storia documentata risale al 853 d.c, rendendolo un borgo Medievale pienamente conservato fino ai giorni d'oggi che richiama le proprie origini con la famosa "Sagra della Patata"
A Oreno ha vissuto il Salaino, aiutante di Leonardo da Vinci durante la sua permanenza a Milano. La sua casa si trova vicino al Casino di Caccia della famiglia Borromeo.
Il territorio di Oreno fu occupato fin dal VII secolo dai Longobardi e proprio a loro si deve la costruzione del primo edificio di culto dedicato a san Michele Arcangelo, santo guerriero, come era loro usanza.
Su progetto di Giacomo Moraglia la chiesa fu nuovamente ricostruita in stile neoclassico, nel 1857, venendo consacrata dall'arcivescovo Carlo Bartolomeo Romilli il 6 agosto del medesimo anno.
Le più grandi modifiche furono eseguite nei primi anni del Novecento con la posa del nuovo concerto di campane e la costruzione della sagrestia su disegno dell'architetto Giuseppe Bagatti Valsecchi a cui si deve anche il progetto delle decorazioni realizzate nel 1919.
In occasione del centenario della nuova chiesa, nel 1957, fu rifatta la copertura del tetto e realizzato e collocato il bassorilievo raffigurante il santo titolare posto sulla facciata.
La torre campanaria è posta sul lato destro, nella parte terminale dell'edificio. È presente un Concerto di 8 campane in Lab2 In scala diatonica maggiore (ora è rimasto il concerto in Sib2 minore da quando nel 2007 hanno scoperto una fessura nel campanone e da allora rimasto fermo). Nel 2025, dopo 18 anni, il campanile è stato soggetto a lavori di ristrutturazione e di consolidamento strutturale.
Ecco come Francesco Lissoni (1928-2008), noto poeta e pittore locale della vita culturale Orenese, nonchè nonno materno di Giorgio, racconta della chiesa di Oreno nel 1982
Dopu cent vinticinq an
da la sua consacrazion,
cun tanta devuzion,
num Urenes, incoeù fem festa
a la gesa del nost Prutetur.
Dal Curat Leone,
ul principal dunatur
del sò giardén,
al duca Tumas Scott,
al Boffa, al Cacciamognaga,
al Calchi Novati, al Zaffaròn
e a don Enrico,
fin ades, in stà bòn
de conservà ul nost
Tempio per pregà.
Turnando a chi mument là
la populazion, cunt la fed
e la voeùja de lavurà,
han vorù, in un an,
finì la sua gesa
cunt el sò campanen.
Stà tor campanaria,
che maestusa cume l'è,
la tegn sù un concert de campan
che in Brianza
poc ghe n'è.
Di aveniment
ghe ne saria tanti da ricurdà.
Ul pusé emuziunant
al saria ul sequestar di campan
in temp de la segunda guera mundial.
Ma apena finì la guera
in riturnà sul nost campanen
per fà senté ul sò concert
al Signur, e a num de Urén.
Tutt i campan gh'han ul sò nom,
ma quela che i pajsàn
rigordan pusé de tutt
l'è la campana de la tempesta
che, per tradizion,
un pò de temp fà, quand sa truvavan
in mez a la piana
o al senté,
e che vedevan ul ciel
a diventà gris e a scurés
vardavan tucc vers ul campanen
e cunt i urec avert
sentivan ul sòn de la campana
che la sunava "roeùm"
per pudè salvà
quel ch'avevan sumenà.
Ma al dì d'incoeù
per få bela la nostra gesa
ghe voeùr no i pitùr,
o i sandalén,
ma ghe voeur l'amur;
Cume fasevan i nost vecc,
em de vèss bòn,
tucc unì insema in cà
a recità ul Rosari
che m'han fà imparà.
Francesco Lissoni, 1982
Dopo centoventicinque anni
dalla sua consacrazione,
con tanta devozione,
noi Orenesi oggi facciamo festa
alla chiesa del nostro Protettore.
Dal Parroco Leone,
il principale donatore
del suo giardino,
al duca Tommaso Scotti,
ai Boffa, Cacciamognaga,
al Calchi Novati, al Zaffaroni
e a don Enrico,
finora sono stati capaci
di conservare il nostro
Tempio per pregare.
Tornando a quei momenti la,
la popolazione, con la fede
e la voglia di lavorare,
ha voluto, in un solo anno,
finire la propria chiesa
con il suo campanile.
Questa torre campanaria,
maestosa com'è,
sostiene un concerto di campane
che in Brianza
poche ce ne sono.
Di avvenimenti
ce ne sarebbero tanti da ricordare.
Il più emozionante
sarebbe il sequestro delle campane
al tempo della seconda guerra mondiale.
Ma appena finita la guerra
sono ritornate sul nostro campanile
per far sentire il loro concerto
al Signore, e a noi di Oreno.
Tutte le campane hanno il loro nome,
ma quella che i contadini
ricordano più di tutte
è la "campana della tempesta"
che, per tradizione,
un po' di tempo fa, quando si trovavano
in mezzo alla pianura
o sul sentiero,
e vedevano il cielo
diventare grigio e scurirsi,
guardavano tutti verso il campanile
e con le orecchie tese
sentivano il suono della campana
che suonava "roeùm" (suono propiziatorio delle campane per scongiurare la pioggia)
per poter salvare
quello che avevano seminato.
Ma al giorno d'oggi
per far bella la nostra chiesa
non servono i pittori,
o i sandalini (sandali papali o ornamenti tessili per cerimonie),
ma ci vuole l'amore;
Come facevano i nostri vecchi,
dobbiamo essere capaci,
tutti uniti insieme in casa
di recitare il Rosario
che ci hanno insegnato.
Francesco Lissoni, 1982
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